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Il saluto.

All'inizio ed al termine della lezione, si effettua il saluto.
Gli allievi si dispongono tutti in fila, in ordine di Grado.
Il Maestro si dispone davanti alla fila.

Il SEMPAI (l'allievo più alto in grado del Dojo dopo il Maestro) di turno comanderà il SEIZA (seduti secondo il metodo tradizionale giapponese).

Gli allievi udito il comando dovranno, uno dopo l'altro in ordine di grado, mettersi in SEIZA per il saluto.

Solo al termine della lezione, e non obbligatoriamente, in posizione di SEIZA il Sempai chiamerà il MOKUSO ( occhi chiusi per la meditazione ).

Talvolta, durante il mokuso, si recita il DOJO KUN con il seguente criterio:
il Sempai recita ad alta voce i principi del dojo uno per uno e gli altri allievi li ripetono ad alta voce.

Il comando MOKUSO YAME, chiude la fase di mokuso.

Il Sempai inizia il saluto:
SHOMEN NI REI (in avanti, rivolto al maestro fondatore)
SENSEI NI REI (rivolto all'istruttore del Dojo)
OTAGAI NI REI (tra gli allievi sempre rivolti in avanti).

Successivamente il SEMPAI comanderà il KIRITZU (alzarsi in piedi) e solo a questo punto gli allievi potranno alzarsi per iniziare o terminare la lezione.

Quando si entra nel dojo e quando si esce per qualsiasi ragione, è previsto che si saluti il maestro ed i compagni o, comunque, il dojo stesso con un breve inchino stando in piedi con le braccia lungo i fianchi, talloni uniti e punte dei piedi divaricate a 45 gradi.

Se si arriva in ritardo all'allenamento, ci si mette in SEIZA rivolti verso il maestro e si attende il suo saluto, a quel punto si esegue il saluto tradizionale e si entra.

Se si deve abbandonare l'allenamento prima del termine, si chiede il permesso al maestro poi, passando dietro a tutti, e mai davanti, ci si porta verso l'uscita, ci si mette in SEIZA rivolti verso il maestro e si attende il suo saluto: a quel punto si esegue il saluto tradizionale e si esce.

Questa particolare forma cerimoniale, che a noi occidentali può risultare poco familiare, ed alle volte anche ridicola, ha invece nei paesi dell'estremo oriente, un ruolo basilare nelle relazioni sociali, ed una tradizione millenaria. Il Giappone, patria del karate-do, non si sottrae a questo civilissimo costume, e di conseguenza neanche il karate-do.

Per questo motivo, le forme cerimoniali di saluto, rivestono una particolare importanza nel karate.

Il saluto è un atto di rispetto nei confronti del nostro compagno d'allenamento, dell'avversario in combattimento, del Dojo, del Maestro e di noi stessi. Il rispetto si manifesta attraverso una pratica attenta e corretta, ottenuta mediante il raggiungimento di un giusto atteggiamento mentale e spirituale (zanshin).


Il saluto è quindi il rito che celebra, con un atto esteriore, un avvenimento interiore: il cambiamento di atteggiamento mentale.

Il saluto scandisce l'inizio e la fine di ogni attività nel Dojo, e deve essere eseguito correttamente. La fretta dei movimenti, il rilassamento nella posizione sono segni di un karate superficiale privo di significato.

Il saluto si esegue in due maniere:

RITSU - REI

Il saluto in posizione eretta.

Questo saluto è generalmente impiegato quando si entra in un Dojo e quando vi si esce, nel caso specifico del karate quando si sale o scende dal tatami; in questo modo salutate il luogo di studio, il maestro e tutti quanti sono chiamati a venirvi a studiare, oltre che impostare lo stato mentale nella condizione di rei-no-kokoro (lo spirito del rispetto).

Esso si esegue egualmente quando invitate qualcuno ad esercitarsi con voi e quando avete terminato l'allenamento.
E' eseguito in tutte le competizioni. Si saluta sempre all'inizio e alla fine di un kumite o kata.

ZA - REI

Questo saluto è soprattutto impiegato all'inizio e alla fine di una lezione collettiva. Maestri ed allievi si testimoniano così il loro mutuo rispetto oltre che impostare lo stato mentale nella condizione di rei-no-kokoro (lo spirito del rispetto).

Dojo Kun

5 regole comportamentali che si pronunciano all'inizio e, in particolare, al termine di ogni seduta di allenamento.

La tradizione vuole che il primo Maestro ad introdurre i precetti delDojo Kun sia stato Sakugawa Tode (1733-1815) che li estrapolò dall'etica Confuciana.
Si dice che il Dojo Kun sia stato introdotto nella tradizione del Karate per garantire la condotta corretta dei suoi praticanti e che fosse considerato una sorta di comandamento da rispettare anche al di fuori dell'ambiente proprio del Karate.

1

JINKAKU KANSEI NI TSUTOMURU KOTO
(gincacu canseini sutomurokoto)"Impegnati a raggiungere la perfezione del carattere"

2

MAKOTO NO MICHI O MAMURU KOTO
(macoto no mici o mamorukoto)"Persegui la strada della sincerità"

3

DORYOKU NO SEISHIN O YASHINAU KOTO
(dorioku no seiscin o iascinaokoto)"Rafforza instancabilmente lo spirito"

4

REIGI O OMONZURU KOTO
(reighi omonzurokoto) "Osserva un comportamento impeccabile all’insegna del rispetto universale"

5

KEKKI NO YU O IMASHIMURU KOTO
(checchi no iuo imashimerukoto) "Acquisisci con coraggio, il controllo sul tuo spirito istintivo"

“sull'isola immersa nel sole del sud
caduta dal cielo, è l'arte della mano nuda,
che mi preoccupa, perché non deve spegnersi.
Chi vorrà farla sopravvivere e fiorire?
Davanti al cielo azzurro io assumo l'impegno.”

(Gichin Funakoshi)

KATA

L’opera di riforma apportata da Itosu al karate classico per alcuni è stata considerata come un vero rinnovamento, per altri invece è stata un’opera dannosa, avendo portato il karate verso una forma che non ricalcava più l’antica arte. L’ingresso del karate nelle scuole rappresentò, oltre quello che delineò il lavoro di Itosu, una evoluzione per quanto riguardava la forma del karate stesso: cominciava a diventare più rigido ed a istituzionalizzarsi, portando i praticanti di quest’arte a considerarla come un qualche cosa di strettamente legato alle tradizioni. Tradizioni che dovevano essere assolutamente rispettate, senza considerare le continue evoluzioni che vi erano state sin dai tempi antichi fino a quel momento. In questo periodo, in conseguenza alle tensioni tra Cina e Giappone, Okinawa non riuscì a mantenere i contatti con l’arte cinese da combattimento; è molto probabile quindi che la cessazione di tali rapporti, portò il karate a non cercare alcun tipo di evoluzione e a legarsi maggiormente a quelle che erano le tradizioni. La divulgazione vera e propria del karate cominciò intorno agli anni ’20 quando Gichin Funakoshi, fece conoscere lo Shuri-Te, per primo nel centro del Giappone, fondando a Tokyo la scuola Shotokan. Quindi considerando per un attimo la scuola Shotokan, come una scuola a parte sulla quale torneremo ampiamente, vediamo quali erano a Okinawa le diverse scuole di Karate nel periodo che va dagli anni ’20 agli anni ’30, un decennio abbondante durante il quale il karate venne esportato al di fuori del piccolo “guscio” di Okinawa. Innegabilmente il karate rimase legato all’arte cinese da combattimento, pur esistendo notevoli differenze tra i due, come pure esistono differenze tra il karate sviluppato in Giappone e quello nell’isola di Okinawa. Le più importanti correnti di karate possono sostanzialmente essere ricondotte a cinque scuole. Le tre scuole Shorin-ryu, Goju-ryu e Uechi-ryu, fondate e sviluppate nell’isola di Okinawa, Shito-ryu, nata ad Okinawa ed esportata e sviluppata quasi subito in Giappone nella città di Osaka da Kenwa Mabuni, ed infine la scuola Shotokan, nata e sviluppata in Giappone nella città di Tokyo.
A Okinawa le scuole di karate sono state collocate in due correnti principali: Shorin e Shorei. Esistono tuttavia molte perplessità su quali sviluppi ed evoluzioni abbiano avuto queste correnti nel tempo, riguardo anche le loro relazioni con l’arte cinese da combattimento. La differenza maggiore tra queste due correnti, stava nel fatto che le due scuole avevano fini diversi, una sviluppava il corpo, l’altra lo spirito. La scuola Shorin si preoccupava maggiormente della forza fisica e della potenza muscolare, la scuola Shorei invece era decisamente più leggera falco. Ecco come il Maestro Funakoshi dava una distinzione dei Kata: ( tratto da Storia del Karate Luni Editore )
«Nondimeno, se i kata devono essere classificati, si può, in maniera molto generale, distinguere due grandi gruppi: quelli che appartengono allo Shorei-ryu {scuola Shorei) e quelli che appartengono allo Shorin-ryu (scuo­la Shorin). Il primo mette l'accento sullo sviluppo della forza fisica e della potenza muscolare; è sorprendente per l'impressione di forza che sprigiona. Al contrario, la scuola Shorin è molto leggera, e richiama senz'altro il rapido volo del falco... In verità, è molto impressionante osservare un uomo possentemente costruito eseguire un kata della scuola Shorei, soggiogando l'osservatore con l'impressione della sua forza assoluta. Ma bisogna ricono­scere che tende a mancare di velocità. Allo stesso modo, non si può evitare di restare molto impressionati alla vista di un uomo slanciato che, con gesti così rapidi quanto quelli di un uccello in volo, esegue un kata della scuola Shorin, con tecniche dalla scintillante vivacità, risultato di un allenamento intensivo. I due stili sviluppano lo spirito e il corpo, e l'uno non è migliore dell'altro. Essi hanno entrambi i loro punti deboli e i loro punti forti, e co­loro che vogliono studiare il karate devono riconoscere questi punti e stu­diarli di conseguenza...» In accordo con tale classificazione la scuola Goju-ryu si ricollega alla corrente Shorei. La scuola Shorin-ryu e Matsubayashi-ryu ( gli ideogrammi si leggono anche come Shorin ) seguono ovviamente il filone Shorin. La scuola Shito-ryu le comprende entrambe, mentre la scuola Uechi-ryu ricalca in maniera diretta una scuola cinese introdotta a Okinawa verso la fine del XIX secolo da K. Uechi, per cui non entra a far parte di questa classificazione essendo una corrente Shaolin quan della Cina del Sud. È stata avanzata l’ipotesi che le correnti Shorin e Shorei abbiano avuto in origine la stessa radice Shaolin. Di fatto nel dialetto di Okinawa non è una lingua del tutto definita; vi sono numerose ambiguità per esempio per quanto riguarda le lettere “r” e “l”. La parola Shaolin in giapponese si pronuncia Shorin. E’ possibile quindi che a Okinawa in una certa epoca si pronunciasse il termine Shaolin come Shorin, e in un altro periodo Shorei. Di fatto sia Shorei che Shorin sono termini che identificano la Box Shaolin quan. Nel corso dei secoli questo tempio è stato distrutto, e parecchi altri templi con questo nome sono stati costruiti in tutta la Cina. La denominazione Shaolin quan racchiude quindi una molteplicità di correnti per quanto riguarda l’arte del combattimento e le diversità delle scuole di karate andrebbero lette come alle diversità delle correnti dello Shaolin quan della Cina.

I DIECI ELEMENTI DEL KATA

1. YIO NO KISIN (LO STATO MENTALE)

Lo stato mentale in cui il Karateka deve calarsi nel momento che affronta il KATA, è il classico stato di concentrazione simile a quello di un cacciatore in una foresta di animali feroci, la concentrazione mentale che l'individuo assume quando si sente attaccato.

2. NYO (ATTIVO E PASSIVO)

Ricordarsi sempre durante l'esecuzione del KATA l'attacco e la difesa.

3. CHIKARA NO KIOJKU (LA FORZA)

Il modo di usare la forza e il grado di potenza da impiegare esattamente in ogni momento del KATA, in ogni posizione.

4. WAZA NO KANKYU (VELOCITA)

Il grado di velocità da usarsi in ogni tecnica del KATA, in ogni posizione.

5. TAINO SHIN SHOKU (CONTRAZIONE)

Il grado di contrazione ed espansione del corpo in ogni posizione e tecnica del KATA.

6. KOKYU (RESPIRAZIONE)

Si riferisce al controllo della respirazione sempre in perfetta sintonia con ogni movimento del KATA. La respirazione corretta è fondamentale nel Karate.

7. TYAKUGAN (SIGNIFICATO)

Il significato delle varie tecniche. Il Karateka per rendere realistico il Kata deve eseguire ogni tecnica come se stesse effettivamente combattendo, ricordare il significato di ogni movimento e visualizzarlo mentalmente, questo è di grande beneficio all'economia del KATA.

8. KIAI (UNIONE DEL CORPO CON LA MENTE)

Attraverso il Kiai il Karateka esprime il suo spirito combattivo; il Kiai è parte del KATA e va eseguito nei punti prestabiliti.

9. KEITAI NO HOJI (POSIZIONE)

Si riferisce alla corretta posizione da tenersi in ogni azione del KATA. Eseguire delle posizioni sempre uguali e corrette ci permette di tornare esattamente alla linea di partenza (EN-BUSEN).

10. ZANSHIN (GUARDIA)

Restare nella guardia è lo stato mentale di allerta che si deve tenere a KATA terminato, prima di tornare nello stato mentale dello IOI (IOI NO KISIN ). Dopo aver ottenuto un perfetto Zanshin ci si rilassa e poi si effettua il saluto REI

Stili

Stili

Il karate è inseparabilmente legato all'arte cinese del combattimento. Tuttavia esistono differenze innegabili tra i due, così come esistono differenze innegabili fra gli stili praticati da alcuni maestri che sono all'origine delle principali scuole di karate oggi conosciute Gichin Funakoshi, è stato il primo, a formare una scuola di karate a Tokyo ma altri maestri, C. Miyagi e K. Mabuni, svilupperanno, dopo G. Funakoshi, la loro scuola nel Giappone centrale. Alla fine della loro vita questi tre maestri avranno avuto – fenomeno del tutto nuovo in rapporto alla tradizione di Okinawa – un numero di allievi considerevole. Esistono a Okinawa numerosi dojo di karate; questi si collocano in due grandi correnti tradizionali: Shorin e Shorei. Le tre scuole Shorin-ryu, Goju-ryu e Uechi-ryu sono considerate come le più importanti. Vi si può ricollegare la scuola Shito-ryu, poiché l'insegnamento di questa scuola è stato elaborato a Okinawa da K. Mabuni, che in seguito si è insediato a Osaka, dove la sua scuola si è sviluppata. Le scuole Shorin-ryu e Goju-ryu sono relativamente ben conosciute al di fuori del Giappone.

Shorin e Shorei

Le scuole di karate a Okinawa sono abitualmente collocate in due grandi correnti: Shorin e Shorei. Tuttavia, fino a ora, nessuno ha potuto precisare come e quando queste due correnti o scuole si siano formate a Okinawa, né la loro relazione esatta con le scuole cinesi. Anko Itosu scrive: "Il karate non deriva né dal confucianesimo, né dal buddismo. Esso e stato introdotto molto tempo fa dalla Cina, con le correnti Shorin-ryu e Shorei-ryu... " G. Funakoshi tenta di precisare la distinzione tra queste due correnti: "Nondimeno, se i kata devono essere classificati, si può, in maniera molto generale, distinguere due grandi gruppi: quelli che appartengono allo Shorei-ryu (scuola Shorei) e quelli che appartengono allo Shorin-ryu (scuola Shorin). Il primo mette l'accento sullo sviluppo della forza fisica e della potenza muscolare; e sorprendente per l’impressione di forza che sprigiona. Al contrario, la scuola Shorin è molto leggera, e richiama senz'altro il rapido volo del falco... In verità, è molto impressionante osservare un uomo possentemente costruito eseguire un kata della scuola Shorei, soggiogando l'osservatore con l'impressione della sua forza assoluta. Ma bisogna riconoscere che tende a mancare di velocità. Allo stesso modo, non si può evitare di restare molto impressionati alla vista di un uomo slanciato che, con gesti cosi rapidi quanto quelli di un uccello in volo, esegue un kata della scuola Shorin, con tecniche dalla scintillante vivacità, risultato di un allenamento intensivo. I due stili sviluppano lo spirito e il corpo, e l’uno non e migliore dell'altro. Essi hanno entrambi i loro punti deboli e i loro punti forti, e coloro che vogliono studiare il karate devono riconoscere questi punti e studiarli di conseguenza..." Secondo questa classificazione, la scuola Goju-ryu si ricollega allo Shorei. Le due scuole Shorin-ryu e Matsubayashi-ryu (gli ideogrammi di Matsubayashi possono anche leggersi Shorin), che comprendono diverse diramazioni e si situano in gran parte nella discendenza di Matsumura e di Itosu, fanno parte dello Shorin. La scuola Shito-ryu partecipa di entrambe. La scuola Uechi-ryu è la ripresa di una scuola cinese introdotta a Okinawa da K. Uechi alla fine del secolo XIX. Essa si pone quindi al di fuori di questa classificazione e proviene direttamente da una delle numerose correnti di Shaolin quan del Sud della Cina.Si avanza l'ipotesi che Shorin e Shorei provengano dalla stessa denominazione: "Shaolin". La lingua locale di Okinawa è un dialetto della lingua giapponese in cui le pronunce delle lettere "r" e "l" non sono distinte. Di fatto la parola cinese "Shaolin" è generalmente pronunciata in giapponese "Shorin". E probabile che il termine Shaolin sia stato pronunciato dagli Okinawesi "Shorin" in una certa epoca, e "Shorei" in un'altra. Penso quindi che Shorin e Shorei designino entrambi la "boxe del tempio Shaolin" o Shaolin quan. In effetti il tempio Shaolin risale alla fine del secolo V, e il termine Shaolin quan proviene da questo tempio. Nel corso della storia questo tempio è stato distrutto, e parecchi templi con questo nome sono stati costruiti, poi distrutti e ricostruiti in regioni diverse della Cina, includendo ogni volta le particolarità delle arti di combattimento della zona. Lo Shaolin quan si è diversificato a un punto tale che lo Shaolin quan del Nord e quello del Sud sono completamente diversi. La denominazione Shaolin quan ricopre dunque un numero molto grande di correnti dell'arte del combattimento. Per questo non sarebbe sorprendente che due forme dell'arte del combattimento tanto diversi come quelle descritte da G. Funakoshi siano state introdotte sotto uno stesso nome, "Shaolin", e che gli Okinawesi abbiano captato foneticamente ora "Shorin" ora "Shorei". In tal caso, è normale che non possiamo trovare i nomi delle scuole Shorin e Shorei in Cina. Le radici della diversità delle scuole di karate di Okinawa risalirebbero allora alla diversità delle correnti dello Shaolin quan in Cina.

Shotokan

Shotokan

Il Maestro Funakoshi amava fin da ragazzo dedicare parte del suo tempo alla poesia, adottando come pseudonimo il nome Shoto, il quale vuole dire "fruscio di pineta". Il luogo in cui era cresciuto era una vasta terra nella quale crescevano rigogliosi una grande vastità di alberi di pino che circondavano il Maestro durante i periodi di composizione. Il vento, che penetrava la foresta diramandosi tra gli alberi, produceva una sorta di canto al quale lo pseudonimo del Maestro si riferisce esplicitamente. Il primo Dojo di stile Shotokan nasce nel 1938, e viene costruito dagli allievi del Maestro Funakoshi che, autotassandosi, hanno aiutato alla realizzazione di quest'opera con un contributo economico notevole. Il Maestro Funakoshi chiama questo Dojo Shotokan, che significa "casa nel fruscio della pineta". Il nome del Dojo si collega inevitabilmente al nome dello stile stesso. Il dojo diviene il centro dell'attività didattica e divulgativa del Maestro Funakoshi fin dal 1938, anno appunto della sua costruzione, dando la possibilità allo stile Shotokan di essere divulgato e conosciuto. Durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale il Dojo viene abbattuto. Tuttavia lo stile sopravvive e si divulga ed acquisisce l'importanza che tutti al giorno d'oggi gli riconoscono.

Shito Ryu

SHITO RYU

La scuola Shito-Ryu è stata fondata dal "Maestro KENWA MABUNI" amino del M° Miyagi. Kenwa Mabuni nasce il 14 novembre 1889 a "SHURI", in una antica famiglia di funzionari del re di Ryukyu. Da bambino Kenwa Mabuni è di salute molto fragile, e cerca il mezzo per diventare forte. Viene iniziato al karate all'età di circa 10 anni da un domestico di casa, "MATAYOSHI". Anche il celebre maestro "ANKO ITOSU" abita a shuri. A tredici anni Kenwa Mabuni fu presentato ad uno dei suoi amici diventando suo allievo e restandogli fedele per tutta la vita. Persevera nel suo allenamento sotto la direzione di Anko Itosu senza mai mancare un solo giorno, neanche in un giorno di tifone, secondo l'espressione di suo figlio KENEI MABUNI. Nel 1902 entra al liceo dipartimentale di Okinawa, dove il karate non è ancora insegnato. Nel 1905 in seguito a delle rivoluzioni locali deve cambiare scuola ed entra a far parte della scuola navale. Termina i suoi studi dopo tre anni quando ne ha diciannove. Comincia a lavorare come insegnante a tempodeterminato alla scuola elementare di "NAHA". In questo periodo stringe amicizia con "CHOJUN MIYAGI" che lo presenta al proprio maestro "KANRIO HIGAONNA", la raccomandazione di Miyagi gli fornisce la preziosa occasione di studiare il Naha-te, dopo due anni deve ripartire per il militare al suo ritorno nel 1912 entra su consiglio di miyagi alla scuola di polizia di Okinawa. Nel 1914 diventa ispettore di polizia, resterà nella polizia per una decina di anni. Il lavoro di poliziotto facilita i suoi spostamenti nell'isola di Okinawa e gli incontri con i maestri dell'arte del combattimento, può così racciogliere numerosi kata di karate studia inolre le arti classiche dell'isola, chiamate RYUKYU KOBUJUTSU, e così impara il bo-jutsu (l'arte del bastone) del Maestro Aragaki e del Maestro Soeshi, ed il Sai-jutsu (l'arte del sai) del Maestro Towada. Successivamente alla morte dei due grandi Maestri Itosu e Higaonna, il maestro Mabuni nel 1938 chiama la sua scuola SHITO-RYU dai nomi dei suoi due Maestri cioè in giapponese ito di (ITOSU) si può pronunciare SHI ed higa di (HIGAONNA) si può pronunciare TO. Così la combinazione dei primi due ideogrammi dei nomi dei due maestri forma la parola . La scuola Shito-ryu è oggi quella che conta il numero di kata più elevato ai dodici del goju ryu si aggiungono altri trentasette, così Kenwa Mabuni trasmette, nella scuola di Shito-Ryu un totale di 49 kata. Nessun altra scuola pratica così tanti kata. Alcuni maestri contemporanei della scuola shito contano più di 60 kata nel repertorio della loro pratica, poiché altri kata sono stati introdotti in aggiunta a quelli che Kenwa Mabuni aveva trasmesso.

Goju Ryu

GOJU-RYU

La scuola di Goju-ryu fu fondata nel 1929 dal Maesro Chojun Miyagi: il miglior allievo di Kanryo Higashionna. Miyagi fu il primo maestro a dare un nome al proprio stile di Karate ispirandosi ad una poesia dedicata alle arti marziali cinesi “Ken No Taiyo Hakku” (le otto frasi sulle arti marziali) riportata sul famoso trattato Bubishi. In una di queste frasi si legge: “ Ho wa goju O tondosu” ovvero “tutto nell’universo respira duro e morbido” nel senso che in ogni fenomeno è compresenti la componente positiva e negativa che si alternano ciclicamente: concetto che richiama la filosofia taoista a cui lo stile in parte si ispira.
Il Karate Goju-ryu (“stile duro-morbido”) è un efficace sistema di autodifesa che combina forza (go) e flessibilità (ju) che mira al benessere fisico e spirituale dei praticanti. Lo stile si ispira ai movimenti degli animali ed ha origine dale tecniche marziali dei templi Shaolin della regione del Fukien nella Cina del sud.
Il Goju-ryu è stato concepito per il combattimento a corta distanza (sekkinsen) ed è caratterizzato da:

posizioni alte, solide e compatte ed economicità nei movimenti;

grande varietà di parate e tecniche a mano aperta mirate ai punti vitali (kyusho);

numerose proiezioni, leve e chiavi articolari;

numerose tecniche portate coi gomiti e con le ginocchia;

tecniche di calcio concentrate nella parte inferiore del corpo;

esercizi di respirazione e tecniche energetiche;

esercizi con attrezzi.

Grande importanza viene data allo studio delle forme antiche (Koryu Kata), tutte di origine cinese. Un Kata è un esercizio che consiste in sequenze codificate di movimenti contenenti tecniche di attacco e parata. Nel Goju-ryu sono presenti 10 Kata classici di cui 8 denominati Kaishu (forme a mano aperta, ovvero avanzati) e 2 Heishu (a mano chiusa, sono i kata di respirazione Sanchin e Tensho).

Wado Ryu

WADO-RYU

La particolarità principale di questo stile è la sintesi operata dal Soke Otsuka Hironori fra il karate Shorin di Okinawa portato dal M°Funakoshi e il Ju-Jitsu della scuola Shindo Yoshin Ryu, la cui particolarità era l'utilizzo di tecniche di percussione. Egli inizio la pratica del Karate con il M° Funakoshi a 30 anni dopo aver praticato per 15 anni il Ju Jutsu ed essere stato designato come successore del caposcuola dello Yoshin Ryu. Questo incontro fu proficuo per entrambi i: Funakoshi trovò in Otsuka un valido allievo e collaboratore che gli fornì gli spunti necessari per elaborare uno stile di allenamento che corrispondesse all’immagine del Bu-Do fra i Giapponesi; per Otsuka fu l’occasione di integrare il suo Ju Jutsu di quelle tecniche di Karate di Okinawa idonee al combattimento reale. Funakoshi, legato al mandato morale degli altri maestri di Okinawa, ritenne che Otsuka apportasse troppe modifiche alla tradizione marziale della sua terra e ciò determinò la causa della separazione fra i due. Otsuka, non soddisfatto della metodologia di pratica e dell'inapplicabilità nel combattimento reale di certi gesti dei kata, percorse la sua strada della ricerca incontrando e confrontandosi con i più grandi marzialisti del suo tempo e nel 1934 definisce la sua scuola prima come Shinsu Wa Do Ryu Karate Jutsu, dove Shinsu significa "spirito Giapponese”. L’ideogramma WA viene normalmente tradotto con "Pace" e uno dei nomi con cui la tradizione nipponica definisce la propria terra è "il paese della pace" utilizzando appunto questo segno grafico. Quindi un significato diverso, e forse più aderente alla natura dello stile, potrebbe essere non solo "la scuola della via della Pace", ma "la scuola della via giapponese" del Karate e quindi il M° Otsuka eliminò "Shisu" considerandolo una ripetizione dello stesso concetto arrivando quindi alla definizione di WADO RYU KARATE DO JU JUTSU KEMPO. Le differenze fra il Wado Ryu e gli altri stili okinawensi sono notevoli. I samurai, militari armati di lame di diversa foggia e misure, avevano la necessità di difendersi da quelle avversarie nel caso di perdita della propria arma, e dunque, svilupparono le loro tecniche disarmate con l’obiettivo di evitare il contatto anche minimo con la lama. Il Wadoryu attuale, seguendo l'insegnamento del Soke e attraverso l'opera del figlio Otsuka II, continua nella ricerca sviluppando e approfondendo il patrimonio marziale del jujitsu e delle altre marziali vicine come il kenjutsu, l'aikijutsu.

I gradi e di conseguenza anche le cinture posso variare da scuola a scuola;

Yoseikana Karate ha deciso di adottare il seguente schema di gradi:

Kyu

  • 6° kyu : cintura bianca;
  • 6° kyu : cintura bianca-gialla;
  • 5° kyu : cintura gialla;
  • 5° kyu : cintura gialla-arancio;
  • 4° kyu : cintura arancio;
  • 4° kyu : cintura arancio-verde;
  • 3° kyu : cintura verde;
  • 3° kyu : cintura verde-blu;
  • 2° kyu : cintura blu;
  • 2° kyu : cintura blu-marrone;
  • 1° kyu : cintura marrone;
  • 1° kyu : marrone-nera;

Dopo in conseguimento della cintura nera 1° dan, viene utilizzato il metodo standard.

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